Privacy Policy Lo Spazio di M - Il blog di Marina Tana - Racconti di viaggio in solitaria al femminile
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In Viaggio da Sola

Questo Spazio è dedicato ai miei racconti di viaggio da sola in giro per il mondo, alla ricerca di autenticità e senso.

Se come me sei una donna che ama viaggiare da sola e non riesce più a farne a meno, o vorresti tanto lasciarti andare ed esplorare il piacere di viaggiare da sola,  ispirati ai miei itinerari, lasciati incuriosire dalle mie impressioni di viaggio e scopri ciò ha dato senso ad ogni mio viaggio.

    Ho visitato le sconfinate terre della Mongolia, dalle steppe centrali fino al deserto del Gobi,  nell’estate del 2008, lasciandomi alle spalle questa meravigliosa terra con un “arrivederci”, bayartai in lingua mongola, consapevole del fatto che un giorno ci tornerò. Magari in inverno…

    La vastità degli spazi, la potente voce del vento e tutte le sfumature di blu del cielo, che di notte scintilla di stelle così vicine che si possono quasi toccare con un dito probabilmente è perché è uno dei paesi situati in posizione più elevata al mondo che il suo cielo è sempre così dannatamente vicino… –  danno un’ebrezza che capita di provare solo qui. Un’euforia incontenibile, oserei dire fanciullesca, rafforzata dalle pochissime tracce umane e dalla presenza di numerosi branchi di animali selvatici lungo la via (es. cavalli, cammelli, yak).

    La Mongolia è il paese che più di tutti mi ha regalato un senso di libertà assoluto

    Un paese dove tornare, dunque.

    RIASSUNTO DELLA LONELY PLANET

    Di tutto ciò che lessi sulla (sottile) Lonely Planet dedicata alla Mongolia ricordo solo due cose. 

    La prima è che la Mongolia si trova così lontano dal mare che quest’ultimo non riesce ad influenzarne il clima, cosa che a mio modo di vedere è assolutamente affascinante. L’umidità è molto bassa e la luce del sole terribilmente intensa, tanto che la Mongolia, con i suoi 260 giorni di sole all’anno, è conosciuta come la “Terra del cielo blu“.

    La seconda è che date le grandi distanze, da percorrere lungo piste accidentate e in regioni semi-desertiche, è fondamentale partire con mezzi di trasporto in ottime condizioni.

    Come dimenticare, dunque, il momento in cui, partiti da poche ore dalla chiassosa Ulan Bator e già immersi nelle desolate steppe dell’altopiano centrale, dai finestrini del pulmino vidi la marmitta del secondo mezzo a terra!!!! Ma niente paura! In meno di un’ora di smanettamenti degli autisti, la marmitta era stata riappiccicata al suo posto, ed eravamo di nuovo pronti all’avventura!

    ITINERARIO

    Compresa tra la Russia e la Cina, la Mongolia è suddivisa in quattro zone geografiche distinte: a ovest i monti dell’Altai, a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, dal centro a est si stendono le steppe e la regione degli altopiani, a sud il deserto del Gobi.

    Ho visitato la Mongolia unendomi ad un gruppo di Avventure nel Mondo, per cui non posso dire di aver organizzato da sola il viaggio. Cosa che farò quando progetterò il mio ritorno…
     
    Questo l’itinerario seguito durante il mio viaggio: 

    “Per visitare il paese seguiremo un itinerario circolare che – attraverso la steppa e passando per l’area del Khognokhaan Uul – ci porterà prima verso Kharkhorin (l’antica capitale della Mongolia) nella quale si trova lo stupefacente monastero di Erdene Zuu con i suoi 108 stupa, e poi ancora più a ovest, in area di montagna, al Parco Nazionale Terkhiin Tsagaan Nuur con il suo lago e il cratere del vulcano Khorgo. Tappa successiva sarà il Parco Nazionale Khangain Nuruu con un breve trek al monastero montano di Tovkhon, poi il passaggio nell’area del Gobi attraverso Ongi, villaggio ai margini del deserto e sede dei resti di importanti monasteri devastati negli anni ’30. 

    Inoltrandoci sempre più nel Gobi passeremo per Bayanzag, zona ricca di fossili dove la missione Ligabue ha recentemente realizzato una serie di scavi, raggiungendo quindi tra la desolazione più assoluta le dune di Khongoryn che non mancheremo di scalare. Ultima tappa nel Gobi sarà la valle di Yol con il Canyon dell’Aquila e poi dopo la profonda immersione nella quiete della natura e degli spazi immensi, il traumatico ritorno nella caotica Ulan Bator dove visiteremo diversi interessanti musei.” (tratto dal sito di Avventure nel Mondo)

    DUNQUE, PERCHE’ UN VIAGGIO IN MONGOLIA?

    Monasteri decadenti, deserto e dune di sabbia, piste nelle steppe e canyon desolati…

    Un viaggio in Mongolia non è una passeggiata. Le tratte sono prevalentemente percorse su piste battute, non su strade asfaltate. Il vostro sedere sobbalzerà parecchio e la schiena non ne sarà felice (né purtroppo la cellulite sparirà dalle cosce). 

    Perché dunque visitare la Mongolia? “Cosa c’è da vedere in Mongolia?!?”. Questa domanda mi è stata posta un’infinità di volte. Onestamente, è quello che non c’è in Mongolia, che rende questo viaggio unico e indimenticabile. 

    Sono gli immensi spazi vuoti e il cielo così vicino che, offrendo allo sguardo nient’altro che la possibilità di perdersi verso l’orizzonte all’infinito, liberano la mente da ogni pensiero e valgono un viaggio in Mongolia. Sono la gentilezza e l’ospitalità della sua gente, che ti ripagano dalle fatiche del viaggio. E’ la forza primigenia della sua natura estrema che ti entra sotto la pelle e ti carica di energia, che ti avvolge il cuore e ti fa desiderare di ritornare.  

    In Mongolia si prova come un irresistibile senso di sospensione…

    Persino le abitudini alimentari nella steppa sembrano essersi fermate nel tempo, rimaste identiche negli ultimi otto secoli, dalla testimonianza del francescano Guglielo di Rubruc nel suo “Viaggio nell’impero dei Mongoli” del XIII secolo. Piatti come i buuz (ravioli di carne e grasso di montone cotti al vapore), il khorkhhog (carne ovina cucinata assieme a verdure e a pietre incandescenti in un barile di ferro), oppure il boodog (un piatto che si prepara per celebrazioni speciali, che nel disossare e sviscerare una capra con estrema perizia, attraverso solo un taglio nel collo, lasciando intatta la carcassa, la quale verrà, in seguito, riempita di pietre roventi e cotta alla brace – SE NON SIETE IMPRESSIONABILI > qui il video) sono l’eredità di uno stile di vita nomade e guerriero che si tramanda da generazioni. 

    I mongoli sono molto ospitali, e spesso vi verrà offerto dalle persone che incontrerete lungo il viaggio o entrando in una gher (l’iconica abitazione tradizionale) dell’airag, ovvero latte di cavalla fermentato, acidulo leggermente frizzante e alcolico, alimento principale della dieta mongola. (ndr: ricordarsi sempre di rinfrescare le vaccinazioni di viaggio, specie se non sapete trattenervi dall’assaggiare qualsiasi cosa, anche dell’airag versato da una tanica gialla in cui galleggiano fili d’erba, api annegate e altre amenità).

    LA CULTURA MONGOLA E’ ANCHE

    La Mongolia è famosa per la tradizione del contorsionismo, una pratica che ha radici antichissime nel buddismo. Anche la musica infine, gioca un ruolo fondamentale nella società mongola. A tale proposito ho trovato una pagina molto interessante su Mongolia.it che raccoglie moltissime informazioni sulla tradizione e sul ruolo della musica in Mongolia. 

    La musica tradizionale mongola è molto articolata e suggestiva e prevede l’uso di molti strumenti diversi. In particolare, è assolutamente unico il canto khoomi, un canto molto suggestivo in cui voci maschili producono in un particolare tipo di suono gutturale (ne trovate un assaggio qui). La musica è sempre accompagnata da danze tradizionali, in cui è previsto anche uno spettacolo di contorsionismo.

    I cavalli sono un elemento molto importante nella cultura e nella vita quotidiana dei mongoli, tanto che il numero di cavalli e il numero di abitanti dell’intera Mongolia praticamente si equivalgono! Al di fuori di Ulaan Bator, il cavallo è ancora il principale mezzo di trasporto. I bambini mongoli imparano a cavalcare quando hanno appena tre anni: l’ippica è lo sport per eccellenza e i fantini sono spesso i bambini piccoli, poiché i mongoli credono che la gara metta alla prova l’abilità del cavallo, non quella del cavaliere. 

    In Mongolia vivono i takhi, gli unici equini selvatici del mondo e progenitori di tutti i cavalli.

    I mongoli hanno anche un ampio vocabolario di termini legati al cavallo e credono che si cavalchi in paradiso su un cavallo. Vedere i mongoli lanciarsi nella steppa al galoppo cavalcando a pelo, senza sella, è davvero emozionante.

    E poi ci sarebbe da parlare del Nadaam, delle comunità kazake che cacciano con i falconi, degli Tsataan, ovvero gli uomini renna. Ma anche della storia del mitico Gengis Khan e del suo incontro con Marco Polo, e tanto altro ancora….

     

    In conclusione direi…io non sto più nella pelle dalla voglia di ripartire!!! E a voi è venuta voglia di visitare la Mongolia?

    Musica e contorsionismo, tradizioni della Mongolia
    Bambini che corrono come fantini in Mongolia
    CONSIGLI DI VIAGGIO
     

    Nonostante non abbia progettato e organizzato personalmente il viaggio, alcune cose le ho però intuite o toccate con mano mentre ero là, per cui qualche consiglio mi sento di condividerlo.

    • Ulan Bator si raggiunge con un volo della Aeroflot (ai tempi 7 indimenticabili ore di volo su un aereo a turboelica di quelli con le cappelliere ancora in radica…), transitando per l’aeroporto moscovita di Sheremetyevo, conosciuto come uno degli aeroporti peggiori e più scomodi al mondo! Squallido, sporco, costoso e mancante di…sedili! Se il transfer non è breve, meglio avere con sè un kit di sopravvivenza (cibo, acqua, un libro, etc) comprendente anche un telo di plastica da mettere in terra per sedersi (anche un sacco nero della spazzatura può andare). Non scherzo….
    • Occorre assicurarsi di avere un autista esperto e un mezzo in ottime condizioni (dotato di pezzi di ricambio…). Quello della marmitta non fu ovviamente l’unico inconveniente durante il viaggio, ma per fortuna i nostri autisti erano meglio di MacGyver e riuscirono ad aggiustare qualsiasi guasto con qualunque oggetto a loro disposizione. Peccato non aver fotografato il loro kit di pezzi di ricambio: bulloni di ogni forma e viti spaiate a casaccio. Non mi sento di escludere che abbiano usato anche della gomma da masticare…..
    • Nel definire un itinerario è preferibile viaggiare in senso orario puntando come prima cosa a Sud verso il deserto del Gobi anziché a Ovest verso le montagne: questo perché le tappe nel Gobi sono più lunghe e faticose, e si affrontano meglio quando si è freschi all’inizio del viaggio. 
    • In estate l’escursione termica è fortissima, quindi è imperativo avere un abbigliamento comodo e a strati. I fondamentali: gli occhiali da sole, una protezione solare, un fazzoletto grande per la polvere, una borraccia e una torcia. 
    • In generale, ma soprattutto nel deserto del Gobi, vi accorgerete che le vostre unghie, per quanto corte, saranno sempre nere e i vostri capelli rigorosamente impiastricciati di polvere, non importa che li teniate stretti in un foulard. L’acqua è scarsa e in ogni accampamento si raccomanda di usarla con parsimonia e coscienza, nel rispetto dell’ambiente e degli altri. Quindi niente docce lunghe. Sappiatelo.

    LINK UTILI

    www.mongolia.it –  Recentemente ho scoperto questo incantevole portale, ricco di informazioni di viaggio (es. itinerari, schede sulle località, mappe, meteo etc) e con un ampio spazio dedicato alla cultura e alla società mongola (es. tradizioni, film, musica, libri e tanto altro) e alle fotografie. Un piccolo gioiello!

    ARTGER – A proposito di cibo, questo canale Youtube di Naranbaatar Tsambakhorloo, è dedicato alla cultura mongola, con una particolare attenzione alla cucina e alla preparazione di antiche ricette tradizionali con la collaborazione di molte persone locali. Top!A

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