Privacy Policy Frase ispiratrice del giorno - l'ozio - Lo Spazio di M - Il blog di Marina Tana

Frase ispiratrice del giorno – l’ozio

by Lo Spazio di M
Frase ispiratrice del giorno - l'ozio

Qui si pratica un ozio laborioso e si riposa in un’azione quieta
San Bruno, fondatore dell’ordine certosino

Ho trovato questa citazione tra i testi antichi di Storia Medievale che sto studiando, e ne sono rimasta molto colpita.

Nessuno al giorno d’oggi ci insegna più a coltivare l’ozio, cioè quello spazio di tempo che è solo nostro, in cui liberandoci dall’ossessione della performance e della produttività, lasciamo vagare il nostro cuore e la nostra mente su ciò che ci dà piacere e e ci è caro davvero, e sprigioniamo così la potente energia dei nostri pensieri e  desideri.

L’ozio è ben lontano dall’essere indolenza, apatia, noia o pigrizia. Non è “il dolce far niente” in senso assoluto, è il “far niente” rispetto alle aspettative degli altri, siano esse lavorative, famigliari, sociali etc, a cui un insano senso del dovere (che non è mai verso noi stessi, guai! ma sempre verso l’altro) ci rende schiavi. L’ozio è il “fare esclusivamente per sé stessi” – lungi dal leggersi in senso egoistico – che si traduce in “dedicarsi del tempo”, dedicare del tempo all’appropriazione del sé (uhhh il peggiore dei tabù moderni!).

Sembra semplice, ma a ben guardare non lo è per niente. Va contro tutto quello che ci viene inculcato ben in profondità fin da piccoli e dei valori della cultura e della società contemporanea. Dai dai, veloce! Più fai meglio è! Non c’è tempo da perdere! Non puoi stare lì a far nulla! Carriera, risultati, produttività!

Basta. Non se ne può più.

Ma dove dobbiamo correre tutti? Per cosa o per chi ci consumiamo per fare, fare, fare? Pensiamo davvero di poter rimandare il nostro piacere (altra parola tabù!!!!!) ai fine settimana, alle vacanze, alla pensione?

In filosofia l’ozio è pensiero, attività speculativa, intesa come approfondimento sulle problematiche di fondamento e di senso che riguardano l’Uomo e l’esistenza. E’ l’opposto dell’inattività e del disimpegno.

Ritagliare del tempo da dedicare all’ozio oggi è per me una necessità vitale.  L’ozio è il motore di qualsiasi grande cambiamento: per affrontare qualsiasi trasformazione occorre lasciare andare il vecchio e fare spazio al nuovo. Questo richiede tempo per riflettere, per coltivare la creatività (proiettarsi verso il nuovo), per concedersi il giusto riposo, per allentare la tensione e svuotare la mente (liberarsi del vecchio…).  Un ozio laborioso, insomma, come ben diceva San Bruno.

Dal coltivare l’ozio sono nati i miei progetti più importanti: “40 in Amazzonia” per esempio – il mio viaggio di due mesi in Amazzonia attraverso  Ecuador, Perù e Colombia, la decisione di iscrivermi a Filosofia, l’approfondire la fotografia, lo scrivere.

Non lo nego, per me è stato inizialmente un grandissimo sforzo riuscire ad abbracciare la logica dell’ozio. In fondo l’ozio è eversione. E’ un atto di distacco, un rifiuto alla partecipazione, disattesa delle aspettative. Ho dovuto perdere qualcosa, accettare di non essere accettata. Dire NO, non è premiante nel mondo in cui viviamo. Ma sono arrivata ad un punto in cui non c’è più spazio per il patteggiamento.

Ci vuole tanto esercizio, molta pazienza e un bel pò di indulgenza verso sé stessi per uscire fuori dal coro, per stimolare la propria unicità ed accudire la propria diversità.

Ancora oggi sono tutt’altro che capace di dedicarmi all’ozio con grande spontaneità. Talvolta il mio cervello mi restituisce espressioni come “non ho fatto niente”, con annessi sensi di colpa, se ho passato il pomeriggio a sonnecchiare o a “distrarmi”, senza focalizzare la mia attenzione sui miei numerosi progetti personali.

Solo quando sono in viaggio questa voce si spegne (quasi) del tutto.

 

CONSIGLI DI LETTURA

  • Elogio dell’ozio (1932) di Bertrand Russel, filosofo, matematico e scrittore, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1950. Se ne può leggere un estratto qui.

Bisogna però dire che, mentre un po’ di tempo libero è piacevole, gli uomini non saprebbero come riempire le loro giornate se lavorassero soltanto quattro ore su ventiquattro. Questo problema, innegabile nel mondo moderno, rappresenta una condanna della nostra civiltà, giacché non si sarebbe mai presentato nelle epoche precedenti. Vi era anticamente una capacità di spensieratezza e di giocosità che è stata in buona misura soffocata dal culto dell’efficienza. L’uomo moderno pensa che tutto deve essere fatto in vista di qualcos’altro e non come fine a se stesso.
Bertrand Russel

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